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Lo spirito di servizio per curare l'identità ferita

Giangiacomo Schiavi Ansa - Matteo Corner

Cosa significa questo pellegrinaggio per migliaia di cittadini con la mascherina?

Milano, il Duomo, la Madonnina. Prima l'arcivescovo Delpini, che prega con i versi di una storica canzone. Poi il sindaco Sala che invoca protezione per i suoi cittadini. Da lassù una volta veniva anche un messaggio, si vedevano passare i treni ed erano quelli del lavoro, della speranza, della vita.

Ma oggi che cosa significa questo pellegrinaggio, in apparenza mediatico, per centinaia di migliaia di cittadini con la mascherina, negozianti preoccupati, artisti senza pubblico, studenti lontano dalle scuole, milanesi senza Milano? «È un bisogno di senso», dice Lella Ravasi, psicanalista, abituata al lavoro di cura e all'esplorazione del dolore. Bisogno di definire un percorso, di darsi nuovi obiettivi, di essere ancora Milano. La città che si risveglia e cerca di ritrovarsi nei suoi antichi simboli è sfidata a cambiare: non si può fermare nonostante lo smarrimento provocato dalla lunga clausura, ma dopo aver corso coi primati intestandosi la leadership nel Paese, si è scoperta fragile, vulnerabile.

«Con il Covid abbiamo toccato il senso del limite. Pensavamo di essere onnipotenti, invece ci siamo trovati davanti all'essenziale, a quel che conta davvero. Con la pandemia c'è stato un esame di realtà dentro la nostra memoria, quello che è successo ha aperto un vuoto. Ora dobbiamo riempirlo di significati», spiega Ravasi.

Ed ecco il Duomo, la Madonnina, qualcosa di evocativo anche di un miracolo come quello contenuto in un vecchio film di Zavattini e De Sica, con le scope volanti che partono dalla stessa piazza, la ricerca di senso che è fuga dalla miseria e dalle ingiustizie della vita.

«Si passa sempre da piazza Duomo e anch' io mi vedo lì, con orgoglio, da milanese, per averla attraversata tante volte nei momenti di gioia e in quelli del dolore. La piazza riassume sempre l'anima della città». Come nel Dopoguerra, è stato detto.

«Ma questa non è la guerra, è un'altra cosa. Allora si usciva da una lunga dittatura, finiva il fascismo, cominciava la democrazia. C'era voglia di uscire, di andare a ballare, a teatro, al cinema. Oggi veniamo da una sensazione di falsa libertà, i teatri sono chiusi, la Scala non può aprire al pubblico Non sono crollate le case, sono crollate alcune finte certezze. Ognuno di noi si è trovato nudo e con meno trucchi a disposizione. Ha vissuto il dolore, ha visto la sofferenza, si è trovato tra la fine e la finitudine, in cerca di una luce, di un lampadiere. Abbiamo sentito tutti un grande bisogno di cura...».

È da questo vissuto che una psicanalista abituata a leggere sogni e paure individua una traccia per il futuro di Milano, un antidoto alla depressione che si lega agli antichi simboli, alla capacità di creare nuovi campi di forza e nuovi spiriti guida.

Che cosa ci può salvare dallo scoraggiamento e dalla sfiducia, dal rischio di perdita di attrattività e leadership? «Ci salverà l'umanità, la rappresentazione etica che passa attraverso lo spirito di servizio. Come quello di chi si è preso cura dei malati e delle fragilità. Non perché ha inventato qualcosa di nuovo, ma perché si è messo in gioco. Ha dato un senso profondo anche al proprio lavoro, è stato di aiuto agli altri. La nostra umanità sofferente è ancora capace di inventare un futuro possibile».

Una Milano un po' più umile, ma non dimessa, è quella che si deve rimettere in moto, in attesa di riaprire di nuovi i teatri, i cinema, la Scala, il Piccolo, la Triennale, il Parenti e i luoghi della nuova attrattività.

«Bisogna tenere accese le luci dell'intelligenza interiore, in questi anni ci siamo svuotati di senso. È quello che ci hanno detto in maniera diversa l'arcivescovo e il sindaco dal tetto del Duomo. Ed è la direzione indicata da Papa Francesco con il discorso di Assisi, il nuovo umanesimo, il rispetto per l'ambiente, la fine della banalizzazione». Serviranno gesti ed esempi per segnare nuovi percorsi in una città che aveva una sua rotta fino a ieri ben definita. Servirà anche un po' di autocritica... (Corriere della Sera)

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