francescanesimo

Dino Dozzi. La parafrasi del Padre nostro

Fr. Dino Dozzi



«D’ora in poi voglio dire: “Padre nostro che sei nei cieli”» (3Comp 20: FF 1419). Così inizia ufficialmente la vita evangelica di Francesco, sulla pubblica piazza, davanti al padre Pietro di Bernardone, al vescovo e alla gente di Assisi. E chissà quante volte Francesco avrà poi ripetuto “la preghiera di Gesù”, meditandola, gustandola, reinterpretandola, amplificandola. Ecco, la parafrasi del Padre nostro è una sua amplificazione, frutto della mente, del cuore e delle labbra di san Francesco.

Il Padre nostro - come in Rnb XXIII,8 – è “creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro”: la tradizione teologica riservava al Padre la creazione, attribuendo la redenzione al Figlio e la consolazione allo Spirito; per Francesco tutto “il pacchetto” è ricondotto al progetto unitario d’amore di Dio.

Che sei nei cieli: non è collocazione statica e lontana; viene sottolineata la relazionalità di Dio con gli angeli e i santi e la sua azione che li illumina e li infiamma all’amore. E’ un Dio immensamente grande, che però si è fatto vicino a noi. L’“Altissimo, onnipotente” del Cantico di frate sole è anche il “mi’ Signore”.

Sia santificato il tuo nome: anche qui in primo piano c’è la relazione; aiutaci a conoscere quanto sei grande e prezioso per noi.

Venga il tuo regno: non in astratto, ma in noi, in modo che possiamo vederti e gustare pienamente la comunione con te.

Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra: affinché noi ti amiamo con tutta la mente, con tutto il cuore e con tutte le forze. Questo lo scopo di tutta la vita evangelica, come espresso nel grande inno di ringraziamento che conclude la Regola non bollata, il capitolo XXIII (cfr. FF 69-71).

Il nostro pane quotidiano dà a noi oggi: tra le due interpretazioni classiche del pane materiale e di quello spirituale, Francesco opta decisamente per “il tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo”, inteso sia come pane della Parola che come pane eucaristico, nutrimento per noi pellegrini.

E rimetti a noi i nostri debiti: il riferimento è alla “tua ineffabile misericordia”, sollecitata anche dall’intercessione di Maria e dei santi.

Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e quello che noi non riusciamo a fare, fallo tu; grande è la coscienza che Francsco ha della nostra umana debolezza, ma ancor più grande è la smisurata fiducia nell’aiuto divino.

E non ci indurre in tentazione: di qualsiasi tipo, soprattutto quella di perdere la fiducia nel Signore.

Ma liberaci dal male: “passato, presente e futuro”, perché tu sei onnipotente e misericordioso con noi.

La conclusione con il “Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo” è la grande inclusione trinitaria: per Francesco la preghiera del Padre nostro è rivolta a Dio uno e trino. Meditazione e contemplazione, teologia e vita, preghiera per sé e per l’umanità intera: così san Francesco pregava il Padre nostro.

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