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Assisi e gli ebrei nascosti nel campanile della Basilica 

Enzo Fortunato Ansa - DAREK DELMANOWICZ
Pubblicato il 27-01-2020

Giornata della Memoria

Oggi ricorre la giornata della Memoria. Una data importante che viene celebrata anche ad Assisi dove furono salvati molti ebrei. Durante la persecuzione nazista molti di questi vennero nascosti dai cittadini, dai frati e dalle suore della città. Dal podestà Fortini che nascose alle SS la presenza degli ebrei al farmacista che faceva consegnare da un bambino le medicine per le famiglie nascoste in Basilica. Da don Aldo Brunacci che, con l'aiuto di alcuni cittadini, cambiò i nomi ai bambini per farli partecipare alle lezioni scolastiche ai frati che nascondevano gli ebrei nel convento.


Gesti di salvezza che furono supportati anche dal fatto che Assisi era stata dichiarata città ospedaliera grazie all'intervento del Ministro Generale dei frati minori conventuali di allora. Assisi ha inoltre il primato di avere sette "Giusti tra le Nazioni" riconosciuti dallo Yad Vashem.

A gruppi di quattro o di sei venivano portati in gran segreto sul campanile della Basilica Superiore di San Francesco. Nessuno era informato del fatto, se non qualche frate. Anche lo stesso Custode del Sacro Convento non sapeva nulla al riguardo. In quel periodo i frati avevano notato che c'era sempre meno cibo a mensa, ma non pensavano ci fossero ebrei nel convento. Solo dopo un po' di tempo scoprirono che metà del loro pasto andava alle famiglie nascoste nel campanile. La sera, inoltre, uno dei frati, Padre Reali, suonava l'organo per permettere ai perseguitati di uscire per qualche momento a fare ginnastica nella navata centrale della Basilica Superiore senza essere scoperti dai nazisti.


Nel '43 le SS iniziarono a sospettare della presenza di partigiani e ebrei in convento. Irruppero con circa 200 militari e cani circondando l'intera Basilica. I frati vennero radunati nel chiostro con i propri documenti e le SS iniziarono a perquisire camere, cucine e cappelle. Fortunatamente gli ebrei erano stati avvertiti in tempo e riuscirono a scappare nel bosco di San Francesco. In una struttura delle suore trovarono abiti civili. I militari bloccarono quindi le 13 suore per deportarle in Germania. Fortunatamente un frate tedesco, spiegò agli ufficiali che gli abiti erano dei contadini che curavano l'orto dei francescani, solo grazie al suo intervento furono liberate.


Una delle figure più importanti per la città di Assisi fu quella del colonnello Valentin Müller che ogni mattina partecipava alla messa in Basilica. Il giorno della ritirata dei tedeschi, per proteggere la popolazione e per evitare che i militari entrassero in città, si mise davanti Porta San Pietro tutta la notte, indirizzando verso Perugia tutte le camionette di militari che passavano di li. Erano dei giorni difficili, si udivano spari e bombardamenti ovunque. Il nostro frate Vladimiro Penev, recentemente scomparso, ricordava con commozione quando "il colonnello Müller giunse alla tomba di san Francesco, donò un mazzo di fiori al Santo, pregò, salutò i frati con un sorriso e scappò via".

La guerra era finita.


Questi gesti sono stati dettati da una consapevolezza che Giovanni Paolo II ha poi pronunciato nell'aprile dell'86 nella Sinagoga di Roma: "Voi siete i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori nella fede".

Padre Enzo Fortunato

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