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Siria, l'appello del Papa: “Azione comune per la pace”

Dopo aver recitato il Regina Coeli con i fedeli riuniti in piazza San Pietro, il Papa torna a mettere al centro dell’agenda mondiale la crisi siriana

di Redazione online
Siria, l'appello del Papa: “Azione comune per la pace”
Credit Foto - ANSA-GIUSEPPE LAMI

GIACOMO GALEAZZI-VATICAN INSIDER


Francesco prega per la Siria e si appella «nuovamente a tutti i responsabili politici perché prevalgano la giustizia e la pace». Dopo aver recitato il Regina Coeli con i fedeli riuniti in piazza San Pietro, il Papa torna a mettere al centro dell’agenda mondiale la crisi siriana, una delle sue priorità geopolitiche e umanitarie fin dall’inizio del pontificato. 

Il Pontefice invita «tutte le persone di buona volontà a pregare incessantemente per la pace». E afferma: «Sono profondamente turbato dall’attuale situazione mondiale, in cui, nonostante gli strumenti a disposizione della comunità internazionale, si fatica a concordare un’azione comune in favore della pace in Siria e in altre regioni del mondo». 



Già il 7 settembre 2013 nella meditazione proposta alla veglia per la pace in Siria, il Pontefice si era chiesto: «È possibile percorrere un'altra strada? Possiamo uscire da questa spirale di dolore e morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace?». 

 

E ieri il patriarca di Mosca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, ha reso noto di aver discusso con Francesco degli avvenimenti per «fermare lo spargimento di sangue in Siria , consci che i cristiani non possono rimanere indifferenti di fronte a ciò che avviene e il nostro è stato un chiaro dialogo di pace». 

Oggi nell’introdurre la Preghiera mariana, Jorge Mario Bergoglio sottolinea come «al centro di questa terza domenica di Pasqua c’è l’esperienza del Risorto fatta dai suoi discepoli». Ciò, aggiunge, è evidenziato specialmente dal Vangelo che introduce ancora una volta nel Cenacolo, dove Gesù si manifesta agli Apostoli, rivolgendo loro questo saluto: «Pace a voi!». 



Secondo Francesco, si tratta «sia della pace interiore, sia della pace che si stabilisce nei rapporti tra le persone». L’episodio raccontato dall’evangelista Luca «insiste molto sul realismo della Risurrezione, infatti, non si tratta di un’apparizione dell’anima di Gesù, ma della sua reale presenza con il corpo risorto», spiega il Papa. «Gesù si accorge che gli Apostoli sono turbati nel vederlo, che sono sconcertati perché la realtà della Risurrezione è per loro inconcepibile - afferma il Pontefice - Credono di vedere un fantasma; ma Gesù risorto non è un fantasma, è un uomo con corpo e anima». 

 

Per questo dice loro: «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». E poiché questo non sembra bastare a vincere l’incredulità dei discepoli, Gesù chiede loro: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Essi gli offrono del pesce arrostito, Gesù lo prende e lo mangia davanti a loro. «L’insistenza di Gesù sulla realtà della sua Risurrezione illumina la prospettiva cristiana sul corpo: esso non è un ostacolo o una prigione dell’anima - evidenzia Jorge Mario Bergoglio - Il corpo è creato da Dio e l’uomo non è completo se non è unione di corpo e anima. Gesù, che ha vinto la morte ed è risorto in corpo e anima, ci fa capire che dobbiamo avere un’idea positiva del nostro corpo». Esso, prosegue Francesco, «può diventare occasione o strumento di peccato, ma il peccato non è provocato dal corpo, bensì dalla nostra debolezza morale: il corpo è un dono stupendo di Dio, destinato, in unione con l’anima, ad esprimere in pienezza l’immagine e la somiglianza di Lui». 

Pertanto, «siamo chiamati ad avere grande rispetto e cura del nostro corpo e di quello degli altri: ogni offesa o ferita o violenza al corpo del nostro prossimo, è un oltraggio a Dio creatore!». 

 

Il pensiero del Papa va, in particolare, «ai bambini, alle donne, agli anziani maltrattati nel corpo: nella carne di queste persone noi troviamo il corpo di Cristo. Deriso, calunniato, umiliato, flagellato, crocifisso, Gesù ci ha insegnato l’amore».

Un amore che, nella sua Risurrezione, «si è dimostrato più potente del peccato e della morte e vuole riscattare tutti coloro che sperimentano nel proprio corpo le schiavitù dei nostri tempi». Perciò, osserva il Papa, «in un mondo dove troppe volte prevalgono la prepotenza contro il più debole e il materialismo che soffoca lo spirito, il Vangelo di oggi ci chiama ad essere persone capaci di guardare in profondità, piene di stupore e di gioia grande per avere incontrato il Signore risorto». 

Persone che «sanno raccogliere e valorizzare la novità di vita che Egli semina nella storia, per orientarla verso i cieli nuovi e la terra nuova. Ci sostenga in questo cammino la Vergine Maria, alla cui materna intercessione ci affidiamo con fiducia». 

Dopo il Regina Coeli, Francesco ricorda che oggi, a Vohipeno, in Madagascar, viene proclamato beato il martire Luciano Botovasoa, «padre di famiglia, coerente testimone di Cristo fino al dono eroico della vita: arrestato e ucciso per aver manifestato la sua volontà di rimanere fedele al Signore e alla Chiesa, rappresenta per tutti noi un esempio di carità e di fortezza nella fede». 

Inoltre, aggiunge il Pontefice, «con dolore ho ricevuto la notizia dell’uccisione dei tre uomini rapiti alla fine di marzo al confine tra Ecuador e Colombia. Prego per loro e per i loro familiari, e sono vicino al caro popolo ecuadoriano, incoraggiandolo ad andare avanti unito e pacifico, con l’aiuto del Signore e della sua Santissima Madre». 

Jorge Mario Bergoglio affida «alla vostra preghiera le persone, come Vincent Lambert, in Francia, il piccolo Alfie Evans, in Inghilterra, e altre in diversi Paesi, che vivono, a volte da lungo tempo, in stato di grave infermità, assistite medicalmente per i bisogni primari». Sono «situazioni delicate, molto dolorose e complesse». Quindi «preghiamo perché ogni malato sia sempre rispettato nella sua dignità e curato in modo adatto alla sua condizione, con l’apporto concorde dei familiari, dei medici e degli altri operatori sanitari». Saluta «con affetto tutti voi, pellegrini provenienti dall’Italia e da tante parti del mondo: le famiglie, i gruppi parrocchiali, le scuole, le associazioni. Saluto in particolare i fedeli della California; come pure quelli di Arluno, Pontelongo, Scandicci, Genova-Pegli e Vibo Valentia; i bambini della Scuola “Figlie di Gesù” di Modena e il gruppo “Amici di Paolo VI” di Pescara”». A tutti augura «una buona domenica». E «per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!».



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