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Giovedì Santo, l'apertura del Triduo pasquale

Il Giovedì Santo, anche detto Giovedì dei Misteri, segna l’inizio della celebrazione del Triduo Pasquale

di Roberta Barbi

Siamo all’inizio della Settimana Santa: il Giovedì Santo, infatti, anche detto Giovedì dei Misteri, segna l’inizio della celebrazione del Triduo Pasquale. Da un punto di vista liturgico, infatti, quella del Triduo è proprio un’unica celebrazione che culminerà nella Veglia, per poi concludersi con i secondi Vespri della Domenica di Pasqua. Dopo la “Coena Domini”, infatti, l’assemblea se ne va nel silenzio e così inizia e finisce anche la celebrazione del Venerdì Santo. Solo al termine della Veglia Pasquale si sciolgono le campane in segno di gioia e l’assemblea può ricevere la benedizione.

La benedizione del Crisma

Il giorno del Giovedì Santo è riservato a due distinte celebrazioni, la prima delle quali si svolge di mattina nelle cattedrali per consacrare il Sacro Crisma, l’olio benedetto che si utilizzerà tutto l’anno successivo per i Sacramenti di Battesimo, Confermazione e Ordinazione, e gli altri tre olii usati per Battesimo, Unzione degli infermi e per ungere i catecumeni. A celebrare questa solenne cerimonia è il vescovo, attorno al quale si stringono i sacerdoti e i diaconi che il pomeriggio faranno ritorno alle loro parrocchie per la celebrazione della Messa vespertina “in Coena Domini”.

La “Coena Domini”, il più grande si fa piccolo

“Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto”. (Gv 13, 3-5)

Il racconto del Vangelo si apre con Gesù e i discepoli che si preparano a celebrare la festa degli Azzimi, ossia la Pasqua, la più solenne delle festività ebraiche che prevede di riunirsi per una cena che segue un preciso rituale e la tradizione di consumare pane non lievitato, erbe amare e carne di agnello. Ma per Gesù e per i Dodici questa cena sarà molto di più: è l’ultima volta che saranno insieme. Tutti i simboli ebraici vengono rinnovati: l’agnello d’ora in poi è Gesù, il Figlio che Dio ha sacrificato per la salvezza del mondo e il pane spezzato a tavola e distribuito tra i commensali costituisce un semplice gesto che istituisce il più grande dei Sacramenti: l’Eucaristia, in cui il Signore addirittura si fa cibo salvifico per tutti noi. Durante questa cena, poi, Gesù compie un altro gesto particolare che lo connota sempre di più come il Signore che si fa uomo tra gli uomini, anzi, il più piccolo tra loro: la lavanda dei piedi. A tavola, infatti, si doveva arrivare puliti, perciò simbolicamente ci si lavava almeno i piedi, considerati la parte più sporca del corpo. Questo rito di ospitalità, perciò, era in qualche modo obbligatorio: lo faceva la moglie al marito, il figlio al padre, ma soprattutto il servo al padrone. Con questo gesto che vale più di mille parole, Gesù mostra agli apostoli quale sarà la loro missione: un dono totale e completo di sé al prossimo, da elargire a tutti i fratelli dell’umanità. 

Il tradimento e la salvezza

Ma c’è un altro elemento importantissimo nella Coena Domini: l’annuncio del tradimento di Giuda. Gesù lo fa pubblicamente, porgendo all’apostolo un boccone intinto, come si usava verso gli ospiti d’onore nei banchetti, e lo esorta a fare presto affinché tutto si compia. Gli apostoli, intanto, sono increduli di quanto sta per avvenire, tanto che Pietro, con la sua solita irruenza, all’annuncio del tradimento imminente, chiede al Maestro: “Sono forse io?”. Poi, come abbiamo detto, Gesù spezza il pane e offre il vino, caricandoli di simbolismo: in questo semplice passaggio viene istituita l’Eucaristia, intorno alla quale si raduna il popolo di Dio che dagli apostoli discende, cioè la Chiesa. Gesù accompagna questo gesto con la promessa di salvezza per chiunque sia disposto a seguirlo: gli apostoli e l’umanità intera; la salvezza è simboleggiata dalla “casa” che aspetta ognuno di noi, un concetto comune nel mondo antico per indicare l’aldilà e che, quindi, gli apostoli potevano comprendere.

“Fate questo in memoria di me”

C’è poi questa frase, attraverso la quale Gesù si congeda dagli Undici e attraverso la quale istituisce, di fatto, il ministero sacerdotale. Ecco perché il Giovedì Santo è anche la festa del sacerdozio cristiano. Al termine di questa ricchissima celebrazione, avviene poi la reposizione dell’Eucaristia nella cappella laterale delle chiese, dove il corpo di Cristo sarà meta di adorazione per tutto il giorno successivo. VATICAN NEWS



Roberta Barbi

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