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L'Editoriale, God is black

I migranti fanno parte della nostra vita? I poveri, gli ultimi che posto occupano nella società di oggi?

di Enzo Fortunato
L'Editoriale, God is black
Credit Foto - Roberto Pacilio

Alcuni anni fa il teologo nero americano, James  Cone, scrisse un saggio sul pensiero teologico dell'America Latina "A black theology of liberation" e nel muovere alcune critiche alla stessa teologia della liberazione e ai detentori del sapere teologico indicò che avevano ignorato la questione etnica. Avevano dimenticato: poveri, cultura indigena e nera. Nel suo scritto affermò: "God is black" Dio è nero. Al di là della provocazione questa frase offre a ciascuno di noi un paradigma o se vogliamo uno spunto di riflessione: i migranti fanno parte della nostra vita? I poveri, gli ultimi che posto occupano nella società di oggi?



Perchè propongo questa riflessione? Sono stato per le vacanze natalizie con i miei familiari e ho chiesto loro e ad alcuni amministratori locali di ospitare  a casa un rifugiato. Vi risparmio le risposte. Ecco perchè oggi in maniera amara, ma altrettanto dolce,  voglio ricordarvi che "Dio è nero".



E' lo stesso San Francesco a indicarci come comportarci con gli ultimi: "E chiunque verrà da essi, amico o nemico, ladro o brigante, sia ricevuto con bontà. E ovunque sono i frati e in qualunque luogo si incontreranno, debbano rivedersi volentieri e con gioia di spirito e onorarsi scambievolmente senza mormorazione".


Enzo Fortunato
Direttore della Rivista

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