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Ri-disegnare la globalizzazione


Ri-disegnare la globalizzazione
Credit Foto - huffingtonpost.it

Quale tempesta sta devastando il mondo? E’ una tempesta che alcuni chiamano populista, altri nazionalista, altri sovranista, altri ancora primatista. Di certo è basata sulla lotta alle cosiddette elités, ma priva di una ricetta visione globale e di una ricetta economica per curare davvero le vecchie e nuove povertà.

Che le elités abbiano fallito è evidente, che la globalizzazione vada capovolta lo è altrettanto: per primo, prima dei sovranisti, lo ha detto proprio Papa Francesco, dicendo che questa economia uccide e che la globalizzazione sarà un progresso stupendo se sarà rispettose di tutte le differenze, non tendendo a un’omologazione globale. E’ dunque l’approccio globale quello che serve, non quello nazionalista, che finisce con l’essere basato sul rancore e quindi appare destinato a riportarci indietro, ai tempi dei conflitti identitari, senza offrirci nuove ricchezze, nuove amicizie, nuove forme di cooperazione. Non per caso la tempesta populista e nazionalista ignora la questione ecologica, che non può essere affrontata individualmente, ma globalmente. Ma soprattutto si fa forte della rabbia contro le elités creandone di nuove seguendo la vecchia logica dell’economia che uccide, che ignora le povertà, le usa, anche scatenando guerre tra poveri all’interno delle società.

Per cambiare questo pericolosissimo andamento globale Papa Francesco ha annunciato un evento epocale: lo ha fissato per il 26-28 marzo 2020, ad Assisi e chiama nella città del poverello d’Assisi tutti coloro, credenti e non credenti, che credono nella fratellanza umana e nella necessità di costruire davvero un’economia diversa da questa, per il bene comune. Dunque il Vaticano ha annunciato che in quest’epoca, l’epoca dello scontro di civiltà, entra in campo un altro disegno, opposto, senza confini se non quello della dedizione al bene comune.

E’ il disegno dell’incontro di civiltà contro lo sfruttamento, la desertificazione urbana, il disprezzo, la paura dell’altro. E quindi questo progetto non poteva che partire nel nome della fratellanza e contro ogni sfruttamento dalla città che ne è simbolo globale, città della carità e dell’ecologia dai tempi della profezia del poverello d’Assisi, città del dialogo dal grande incontro promosso proprio per respingere lo scontro di civiltà da Giovanni Paolo II, e quindi oggi città prescelta per lanciare la nuova nuova proposta.

Bergoglio scrive di vedere l’urgenza di un’economia che sappia ri-animarsi e ri-animare un mondo che ha bisogno di globalità, ma una globalità vista con altri parametri. A partire dall’ecologia: “ Nella Lettera Enciclica Laudato si’ ho sottolineato come oggi più che mai tutto è intimamente connesso e la salvaguardia dell’ambiente non può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei problemi strutturali dell'economia mondiale.

Occorre pertanto correggere i modelli di crescita incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente, l’accoglienza della vita, la cura della famiglia, l’equità sociale, la dignità dei lavoratori, i diritti delle generazioni future. Purtroppo, resta ancora inascoltato l’appello a prendere coscienza della gravità dei problemi e soprattutto a mettere in atto un modello economico nuovo, frutto di una cultura della comunione, basato sulla fraternità e sull’equità. Carissimi giovani, io so che voi siete capaci di ascoltare col cuore le grida sempre più angoscianti della terra e dei suoi poveri in cerca di aiuto e di responsabilità, cioè di qualcuno che “risponda” e non si volga dall’altra parte.

Se ascoltate il vostro cuore, vi sentirete portatori di una cultura coraggiosa e non avrete paura di rischiare e di impegnarvi nella costruzione di una nuova società. Gesù risorto è la nostra forza! Come vi ho detto a Panama e scritto nell’Esortazione apostolica postsinodale Christus vivit: «Per favore, non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno il futuro! Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. A voi chiedo anche di essere protagonisti di questo cambiamento. [...] Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore» (n. 174).”

Non basta pregare per un mistico con l’urgenza del fare sociale come Bergoglio. Occorre pregare, rimboccarsi le maniche ed entrare in contatto con le nuove, vere ferite delle società contemporanee, che si possono conoscere se si ha una sguardo contemplativo sulla città contemporanea, come ha detto pochi giorni incontrando la diocesi di Roma.

In vista di un incontro del genere è importante che ognuno aderisca portando il contributo che può nel suo campo specifico. I giornalisti che non credono nello scontro di civiltà ma nella fratellanza umana, ad esempio, lo possono fare sottolineando e rinnovando l’impegno non criminalizzare l’altro, ogni altro, ma a raccontare le periferie, le ferite rimosse, le nostre come quelle altrui, i poteri criminali, quelli malavitosi. Il rispetto dell’interlocutore, dei protagonisti, delle parole, è stato sottolineato nella carta d’Assisi recentemente fermata nella sede della FNSI da autorevoli esponenti delle comunità cattolica, evangelica, ebraica, musulmana. E non credenti. Questa è la laicità, la città. Il vivere insieme , rispettosamente, ma anche nel coraggio della ricerca della verità, e quindi del bene comune.

Non a caso nella lettera Papa Francesco scrive: “Per questo desidero incontrarvi ad Assisi: per promuovere insieme, attraverso un “patto” comune, un processo di cambiamento globale che veda in comunione di intenti non solo quanti hanno il dono della fede, ma tutti gli uomini di buona volontà, al di là delle differenze di credo e di nazionalità, uniti da un ideale di fraternità attento soprattutto ai poveri e agli esclusi. Invito ciascuno di voi ad essere protagonista di questo patto, facendosi carico di un impegno individuale e collettivo per coltivare insieme il sogno di un nuovo umanesimo rispondente alle attese dell’uomo e al disegno di Dio.

Insieme a voi, e per voi, farò appello ad alcuni dei migliori cultori e cultrici della scienza economica, come anche ad imprenditori e imprenditrici che oggi sono già impegnati a livello mondiale per una economia coerente con questo quadro ideale. Ho fiducia che risponderanno. E ho fiducia soprattutto in voi giovani, capaci di sognare e pronti a costruire, con l’aiuto di Dio, un mondo più giusto e più bello.”


Riccardo Cristiano



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