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Padre Zanotelli, digiuno per migranti: diamo voce a chi non ha voce, è l'indifferenza il male

Quello che sta accadendo è un crimine. Sono 33,600 i morti fino adesso: se uno muore per mare, altri due muoiono nel deserto

di Antonio Tarallo
Padre Zanotelli, digiuno per migranti: diamo voce a chi non ha voce, è l'indifferenza il male
Credit Foto - Antonio Tarallo

Piazza San Pietro rovente accoglie padre Zanotelli e gli amici Suor Rita Giaretta (Casa Ruth –Caserta), Padre Giorgio Ghezzi (Religioso Sacramentino), Don Alessandro Santoro (Comunità delle Piagge di Firenze) .e tanti altri uomini e donne, religiosi e laici, che hanno deciso da tempo di seguire la missione di padre Alex, così tutti lo chiamano. Sono i firmatari dell’appello per il digiuno che è iniziato oggi a San Pietro, con una manifestazione pubblica. L’avvio è stato dato con l’accensione della Lampada della Pace, simbolo della vicinanza del Sacro Convento e del direttore Padre Enzo Fortunato che ha mandato da Assisi questo importante messaggio: “La luce di San Francesco illumini lo sguardo dell’Uomo facendo scoprire l’altro come fratello. Figli di un unico padre”.

Dentro i Sacri Palazzi l’angelus di mezzogiorno, fuori altro tipo di annuncio. Quell’annuncio che si perpetua da secoli, dell’angelo Gabriele, ecco che oggi – in questa piazza densa di storia non solo per il Cattolicesimo – si trasforma in “qualcosa” di ancora più vicino alla nostra realtà, quella quotidiana, quella di tutti i giorni.

Padre Alex Zanotelli cerca di spiegare: “Fra non molti anni i nostri nipoti diranno di noi quello che oggi noi diciamo dei nazisti. E sarà allora che noi diremo: non sapevamo. Non è vero! sappiamo tutto! E’ l’indifferenza, il male. Ricordiamo quello che diceva Martin Luter King 'io non ho paura della violenza dei violenti, ho paura del silenzio degli onesti' e, purtroppo tanti cittadini onesti che rimangono silenti, sono l’appoggio migliore che questo governo ha. Quello che sta accadendo è un crimine. Sono 33,600 i morti fino adesso: se uno muore per mare, altri due muoiono nel deserto”.

Poi passa a leggere le parole del Vescovo Nogaro, Vescovo emerito di Caserta: “L’accoglienza è uno dei presupposti del vangelo. I nostri simili non importa a quale credo appartengano. Cristo non è venuto sulla terra a costruire chiese, ma ad aiutare gli uomini indipendentemente dalla razza, dalla nazionalità dalla fede e invece ci sono politici che nei loro comizi continuano a predicare le espulsioni, e la cosa peggiore è che lo fanno con la corona in mano nominando il nome di Dio invano. E’ un peccato mortale!”.

Padre Zanotelli forma un cerchio davanti la piazza, sembra quasi una riproduzione umana dell’abbraccio delle colonne di San Pietro. Attorno a lui, c’è il vignettista Vauro, e poi un rappresentante del Movimento per la Pace della provincia di Caserta che tiene a precisare “Non c’è pace, se non c’è accoglienza”. Sorella Carini ha vissuto per diversi anni in Zambia: “Sogno, spero, prego per un mondo di giustizia e pace, possibile grazie al contributo di tutti”. E’ la volta di sorella Loredana, comboniana come Zanotelli, che ha vissuto per sette anni in Congo, a stretto contatto con la sofferenza, con la morte. E’ lo spirito di unità che cerca di diffondere: “Dobbiamo riflettere tutti insieme su quello che sta accadendo”.

Ecco l’interessante testimonianza di un maestro, un maestro delle elementari, Zanella che ci dice: “Sono ateo. Non credo. Nelle nostre scuole è già presente il discorso della integrazione. Spero che lasceremo presto l’Inferno della non accoglienza che sta vivendo questo Paese. E sono sicuro che quando lo lasceremo proveremo vergogna”.

Si fa largo con uno striscione ben visibile, un gruppo di scout di Caserta. Padre Alex ne va fiero. Colpisce, senza dubbio, la freschezza e semplicità di questi ragazzi. I nomi sono tanti, Nadia, Lucia, Francesca, Luca…tutti con un impegno nel cuore. Lo dichiarano, mentre lo striscione sembra che respiri con loro, con i loro cuori. Le lettere grandi, rifinite. C’è stato tanto lavoro dietro a quelle lettere. Un lavoro soprattutto dell’anima. “Digiuno di giustizia in solidarietà coi migranti”. Loro parlano così: “Stiamo, nel nostro piccolo, facendo il possibile per aiutare chi non ha voce”. Sono i gesti piccoli quotidiani, in fondo, quello che contano.

Noi siamo qui per partire con il digiuno. Noi non possiamo accettare le politiche migratorie di questo governo. Perché portano alla morte. Se i cattolici sono molto pesanti e duri – a ragione – contro l’aborto, altrettanto dobbiamo esseri duri su questo problema. Miglialia e mgliaia di persone stanno perdendo la vita”. Oggi, grazie a questa piccola manifestazione – nata in semplicità ma con spirito grande – quelle migliaia di persone, un po’ meno dimenticate, lo sono state. Un seme è stato gettato.


Antonio Tarallo

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