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Oim-Unicef: "Viaggi spaventosi". Rapporto su abusi e tratta di migranti

di Redazione online
Oim-Unicef:
Credit Foto - ANSA/MASSIMO PERCOSSI

“Il problema è sempre avere un cuore aperto” ha ribadito il Papa in tema delle migrazioni, interpellato in aereo dai giornalisti di ritorno dal suo viaggio in Colombia. “Anche se non basta – ha aggiunto – soltanto aprire il cuore, chi governa deve gestire questo problema con la verità del governante che è la prudenza”. “Domandarsi  quanti posto ho” – ha spiegato – e “ricordare che non bisogna solo riceverli ma anche integrarli”.

In questa direzione va il rapporto “Viaggi spaventosi”, pubblicato oggi dall’Oim-Organizzazione mondiale per le migrazioni e dall’Unicef, sulla base di 22 mila testimonianze di profughi, che hanno attraversato il Mediterraneo in fuga dai loro Paesi o in cerca di una vita migliore.

Tra gli intervistati anche 11 mila bambini e ragazzi sotto i 25 anni, che hanno patito in grandissima parte - 47% - abusi e pratiche di sfruttamento, percentuale che sale al 77% sulla rotta del Mediterraneo centrale, ritenuta la più insicura per l’attività di gruppi criminali. E, a rischiare di più, rispetto ad ogni altro Paese, sono i giovani che provengono dall’Africa sub-sahariana, oltre il 70% finisce vittima di violazioni e della tratta di esseri umani. Maggiormente sfruttati sono gli adolescenti con un livello minore di istruzione, ben 9 su 10. Mediamente i giovani pagano tra 1.000 e 5.000 dollari per scappare dalla propria terra e spesso arrivano in Europa indebitati, il che li espone ad ulteriori rischi. Fuggono in massima parte da guerre, conflitti o violenze: solo un terzo degli adolescenti e meno della metà dei giovani espatria illegalmente per motivi economici. Oltre 100 mila migranti sotto i 18 anni hanno compiuto il ‘viaggio spaventoso’ nel Mediterraneo nel 2016 e molti erano soli. Nella prima metà del 2017 i minori non accompagnati arrivati in Italia sono stati oltre il 90%.

Tra le migliaia di ragazzi intervistati, Aimamo, 16 anni, giunto da solo in Italia dal Gambia, racconta di essere stato costretto per mesi, una volta arrivato in Libia, ad un estenuante lavoro fisico da parte di trafficanti di esseri umani. “Se provi a scappare, - ricorda con terrore - ti sparano. Se smetti di lavorare, ti picchiano. Eravamo come degli schiavi. Alla fine della giornata, ti chiudono dentro.”

Prolificano la tratta e le altre attività criminali collegate allo sfruttamento dell’emigrazione. Circa il 90% di quanti sono entrati irregolarmente in Europa nel 2015 ha utilizzato servizi di facilitazione organizzati. Secondo le stime dell’Europol, il 20% dei sospetti trafficanti monitorati ha legami con la tratta di esseri umani e il 22% con il narcotraffico.

In aumento anche il razzismo e la discriminazione verso i migranti nei Paesi dove transitano e dove si stabiliscono.

Il rapporto chiede a tutte le parti interessate - Paesi di origine, di transito e destinazione, l’Unione Africana, l’Unione Europea, le organizzazioni internazionali e nazionali con il supporto della comunità dei donatori - di dare priorità ad una serie di azioni: stabilire passaggi regolari e sicuri per i bambini migranti; rafforzare i servizi di protezione dei bambini migranti e rifugiati negli Stati di origine, transito e destinazione; trovare alternative alla detenzione dei bambini migranti; lavorare ai confini per combattere tratta e sfruttamento; combattere la xenofobia, il razzismo e le discriminazioni contro tutti i migranti e i rifugiati.

Al momento “mancano delle politiche reali e integrate da parte dell’Unione Africana e dell’Unione Europea”, come sottolinea Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef-Italia, intervistato da Alessandro Guarasci.

R. – Oramai, possiamo affermare con certezza che i bambini – giovani e adolescenti– durante questi viaggi sono vittime di schiavitù: sono ridotti a veri e propri schiavi. Le dichiarazioni che fanno vanno proprio in questa direzione: bambini che, in qualche modo, vengono minacciati di morte oppure violentati se tentano di fuggire da queste forme di sfruttamento. Quindi è chiaro che il quadro, senza un’azione congiunta dei governi e delle Ong, tenderà sempre a peggiorare.

D. – Lei è fiducioso su quanto emerso anche a Parigi, nel recente vertice Europa-Africa sui migranti,  per cui si cercheranno di fare dei centri di accoglienza nel sud della Libia?

R. – Sono fiducioso; dobbiamo vigilare, soprattutto perché, durante il dibattito di questi giorni, è emerso un fatto importantissimo. Non è stato attraverso il codice di condotta e la fine delle operazioni in mare che si è ridotto il fenomeno dei flussi; ci sono stati degli accordi nel Paese libico che oggi erano inevitabili e al riguardo dei quali noi siamo vicini al governo italiano. Però, resta un tema fondamentale: non è possibile continuare a sostenere i centri di detenzione - sono 34 – nei quali si trovano imprigionati moltissimi bambini, minori e mamme. È un qualcosa che deve essere assolutamente chiuso; noi chiediamo ai governi che ci siano delle alternative; e soprattutto, è chiaro che il quadro libico, se continuerà ad essere così instabile, non promette bene anche in questo senso. C’è un problema enorme, però diciamo che dopo Parigi forse si è aperto uno spiraglio che prima non c’era. Bisognerà guardare un po’ nel lungo periodo ed investire moltissimo non soltanto in un aiuto che in qualche modo presuppone solo ‘vagonate’ di denaro; oggi bisogna investire sull’istruzione, perché questo Rapporto oggi mostra un dato fondamentale: nove bambini su dieci, nove ragazzi e adolescenti su dieci di quelli di cui parliamo, purtroppo hanno dei livelli di istruzione bassissimi o quasi inesistenti. Ecco, investire sull’istruzione vuol dire proprio riuscire a creare anche una futura classe dirigente consapevole all’interno della Libia ma anche dei Paesi di transito, perché non dimentichiamo che questi viaggi poi riguardano il Niger, larghe fette di Paesi nei quali purtroppo si consuma il viaggio di questi bambini. (Radio Vaticana - Roberta Gisotti)


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