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LE VACANZE DEI PONTEFICI, DALLE GITE IN KAYAK ALLE FUGHE SEGRETE IN MONTAGNA

Di lui si ricordano foto in Kayak, nelle vesti di sciatore oppure mentre si inerpicava tra sentieri di montagna

di Mario Scelzo
LE VACANZE DEI PONTEFICI, DALLE GITE IN KAYAK ALLE FUGHE SEGRETE IN MONTAGNA
Credit Foto - Ansa

“…Pertanto il settimo giorno, DIO terminò l'opera che aveva fatto, e nel settimo giorno si riposò da tutta l'opera che aveva fatto. E DIO benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso DIO si riposò da tutta l'opera che aveva creato e fatto…” (Genesi 2,1-3).


Siamo finalmente arrivati in estate, il tempo tradizionalmente dedicato al riposo del corpo e dell’anima. L’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, ha bisogno di concedersi un tempo al riparo dagli affanni del quotidiano e dallo stress della vita moderna. Pur se chiamato ad un compito speciale, ogni Pontefice è pur sempre un uomo in carne ed ossa e come tutti ha necessità di un tempo di riposo. In questo articolo proverò a raccontare qualcosa sulle vacanze dei Papi, con particolare attenzione agli ultimi (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco).

CASTEL GANDOLFO

Iniziamo però con una gita ai Castelli Romani, ripercorrendo la storia della dimora di Castel Gandolfo, luogo di villeggiatura di numerosi Pontefici.



Acquisito dalla Camera Apostolica nel luglio 1596 e incorporato come patrimonio inalienabile della Santa Sede il 27 maggio 1604,il territorio di Castel Gandolfo fu prescelto come luogo di villeggiatura da molti papi, a cominciare da Urbano VIII che, subito dopo la sua elezione a pontefice (1623), diede avvio alla costruzione di un edificio sul sito della villa romana dell'imperatore Domiziano, probabilmente sorta a sua volta sull'acropoli dell'antica Alba Longa.



Trascurata per circa un secolo, la villa di Castel Gandolfo tornò ad essere frequentata nel Settecento con papa Benedetto XIV, che la ristrutturò apportandovi modifiche e nuove decorazioni. Dal 1870 però, con la fine dello stato pontificio, venne abbandonata dai papi, come tutte le altre residenze possedute fuori Roma, per "rinchiudersi" in Vaticano in segno di aperta protesta contro lo stato italiano.



Nel 1929, con la nascita dello Stato della Città del Vaticano e il relativo trattato, le ville papali di Castel Gandolfo (cui ora si aggiungeva la vicina Villa Barberini) furono dichiarate dominio extraterritoriale pontificio e proprio con papa Pio XI il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo ritornò ad essere la residenza estiva dei papi. Con l'ulteriore acquisto di alcuni terreni verso Albano Laziale, vi si poté installare infine una piccola azienda agricola cosicché l'insieme delle proprietà pontificie a Castel Gandolfo, tutte collegate fra di loro, costituisce oggi un unico vasto parco, la cui estensione di circa 55 ettari è superiore a quella dello stesso stato vaticano. Lo stesso palazzo ha visto, nel 1958 e nel 1978, i decessi di due papi, rispettivamente Pio XII e Paolo VI.



Il palazzo venne in seguito utilizzato abitualmente dai papi come residenza nei periodi di riposo, tanto che Giovanni Paolo II definì Castel Gandolfo il “Vaticano Due”; in tali occasioni la recita domenicale dell'Angelus avveniva all'interno del cortile. Nel 2010 si è tenuta a Castel Gandolfo l'Udienza generale nella piazza esterna, per la prima volta nella storia. Dal 28 febbraio al 2 maggio 2013 vi ha risieduto temporaneamente Benedetto XVI dopo aver rinunciato al Ministero Petrino.



Da aprile 2014, insieme ad altri undici immobili, ha ottenuto il privilegio di extraterritorialità e l'esenzione da espropriazioni e da tributi. Il 21 ottobre 2016, per decisione di papa Francesco, il Palazzo ha dismesso le sue vesti di residenza estiva papale ed è diventato ufficialmente un museo.


GIOVANNI PAOLO II

Parliamo ora di Giovanni Paolo II, tra le altre cose soprannominato “l’Atleta di Dio”. Di lui si ricordano foto in Kayak, nelle vesti di sciatore oppure mentre si inerpicava tra sentieri di montagna. Karol Wojtyla si trovava in gita in barca sui laghi Masuri, nei monti Tatra, quando venne raggiunto dalla notizia della nomina a cardinale e fu lui, eletto papa, ad inaugurare il periodo estivo di ferie montane, con lo "strappo" alla tradizione secolare che voleva i papi in vacanza solo a Castel Gandolfo.



La Valle d'Aosta, le Dolomiti bellunesi, ma anche il Terminillo e il Gran Sasso. Erano questi i luoghi prediletti per le vacanze da Giovanni Paolo II che con le montagne - "ci avvicinano a Dio", diceva - aveva un rapporto intimo e speciale, corroborato da escursioni in alta quota, sciate e, negli anni di fragilità fisica, da momenti di contemplazione e ammirazione della bellezza della natura.


Giovanni Paolo II è stato proclamato Santo della Chiesa ma….qualche "peccato" lo ha commesso anche lui! Ormai se ne può parlare tranquillamente, il “reato” è caduto in prescrizione, ma la passione per la montagna ha più volte costretto Wojtyla a delle vere e proprie “fughe di nascosto” dal Vaticano. Come potete immaginare, ogni uscita di un Pontefice va organizzata, concordata con la sicurezza, i collaboratori etc… si tratta pur sempre dei movimenti di un Capo di Stato. Bene, sembra che siano oltre 100 le “fuitine” di Giovanni Paolo II, il quale si recava in incognito sui sentieri del Gran Sasso. Leggiamo un breve racconto del suo allora segretario Stanislao Dziwisz:



“La prima "fuga" avvenne in incognito. Nacque a tavola, su suggerimento di don Tadeusz Rakoczy. Fu lui a suggerire Ovindoli. Era il 2 gennaio 1981. A fianco dell'autista c'era seduto lo stesso don Tadeusz. Teneva il giornale aperto per nascondere a tutti, anche alle guardie svizzere, il Papa che sedeva dietro. Al volante c'era don Jozef Kowalczyk, oggi primate di Polonia. Guidava con cautela, rispettando i limiti di velocità, rallentando in vista delle strisce pedonali. Il Papa guardava fuori dal finestrino e gustava il panorama. A Ovindoli non c'era quasi nessuno. Sciò da solo. Era contentissimo. Alla fine disse: "Ci siamo riusciti!".In breve tempo le uscite divennero ruotine. Avvenivano di martedì. Dal Vaticano partivano sempre due macchine con targa italiana. Nel bagagliaio, oltre agli sci, una tenda. Wojtyla amava fermarsi in qualche luogo solitario. Pregava, spesso si riposava nella tenda. Per terra allestivano un falò. Sopra vi cucinavano della carne. Mangiavano in compagnia e poi ripartivano…”


BENDETTO XVI

Il “Professor” Ratzinger, lo suggerisce già l’appellativo, non era uno sportivo come il suo predecessore, non per questo non era un amante della montagna. Successivamente alla sua elezione al Soglio Pontificio, Papa Benedetto XVI ha quasi sempre diviso le sue vacanze in questo modo: prima due settimane tra le montagne della Val d’Aosta o del Trentino nel mese di Luglio, poi il mese di Agosto nella residenza di Castel Gandolfo alternando la lettura e la scrittura.  D'altra parte, come ha raccontato il suo primo segretario personale, Georg Gänswein, “il modo migliore del Papa per riposare è quello di studiare e scrivere di teologia, di Sacra Scrittura, perché sono gli argomenti che lo appassionano”.


FRANCESCO
Anche in tema di vacanze, Bergoglio si conferma una personalità alquanto originale. L’attuale Pontefice non ha mai frequentato la residenza di Castel Gandolfo (si dice l’attuale Papa non sia molto amato dai commercianti dei Castelli Romani, ai quali la presenza estiva dei Pontefici garantiva un costante afflusso di turisti e pellegrini) e di fatto dalla sua elezione nel 2013 non ha mai fatto una vera e propria vacanza.

Certo, e concediamogli almeno questo, cambia abitudini: si sveglia più tardi, ha più tempo per la preghiera e per le letture. Sospende le udienze generali del mercoledì e mantiene solo l'appuntamento fisso dell'Angelus domenicale. Una scelta che affonda le sue radici nella tradizione familiare dei Bergoglio in Argentina: "Non eravamo ricchi, non facevamo le vacanze: arrivavamo alla fine del mese tranquillamente ma nulla di più", raccontò una volta l'allora arcivescovo di Buenos Aires. Le ultime vacanze vere e proprie risalgono addirittura al 1975, quando il Santo Padre andò in ritiro con la comunità gesuita poco lontano dalla capitale argentina. Da allora, più niente”.



A tutti voi buone e serene vacanze, diamo ristoro al corpo e all’anima.



Mario Scelzo

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