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La Carta di Assisi ora è scolpita nella pietra

La Carta di Assisi ora è scolpita nella pietra

Il documento contro l’odio e per l’uso corretto delle parole è stato firmato venerdì scorso a Roma dalle tre religioni monoteiste, dal mondo del giornalismo e dalla società civile presso la sede della Federazione della stampa italiana (Fnsi).


«La società non è un groviglio di fili, ma una rete fata di persone: una comunità in cui riconoscersi come fratelli e sorelle. Il pluralismo politico, culturale, religioso è un valore fondamentale. Connettiamo le persone», si legge al punto nove de il «Manifesto di Assisi», il decalogo firmato e presentato nella sua forma definitiva, lo scorso venerdì a Roma presso la sede della Federazione della stampa italiana (Fnsi).


Per firmare la «Carta», nella Giornata internazionale per la libertà di stampa, sono intervenuti l’imam della Grande Moschea di Roma Saleh Ramadan Elsayed, la presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello, il prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini, il direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, il direttore della Sala Stampa della Basilica di San Francesco d’Assisi, padre Enzo Fortunato, il responsabile della comunicazione, relazioni esterne e rapporti istituzionali della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) Gian Mario Gillio, il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, il portavoce della Comunità di sant’Egidio, Roberto Zuccolini e Paola Spadari, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio. I lavori sono stati introdotti e coordinati da Roberto Natale. Un documento importante che contiene anche una mozione presentata nei mesi scorsi dal moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, sul valore del pluralismo.


Il Manifesto non è una «Carta deontologica per i giornalisti, è una dichiarazione di fratellanza universale contro il muro dell’odio che chiama in causa tutti gli operatori di pace», ha rilevato il presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti salutando i presenti, «il primo manifesto internazionale nato dal basso contro i muri mediatici» perché le parole, «se utilizzate in modo scorretto possono essere pietre».


Per arrivare alla stesura definitiva del testo vi è stato un prezioso lavoro di coordinamento tra le parti curato da Roberto Natale. Lungo è stato anche il percorso «trentennale», ha ricordato Giulietti, per arrivare alla realizzazione e alla divulgazione del manifesto, un tempo che inevitabilmente ha seguito il segno dei tempi e le vicende legate al cammino ecumenico, interreligioso, politico e sociale del nostro Paese.


Nel maggio 2015 la Federazione delle chiese evangeliche in Italia aveva esortato le diverse religioni, l’Ordine dei giornalisti e il sindacato, chiedendo di poter giungere alla stesura di una Carta deontologica «di Assisi», necessaria proprio come lo è la Carta di Roma, per dare strumenti necessari in materia di pluralismo religioso. E lo fece proprio presso la Sala stampa del Sacro convento della città umbra (dalla quale è poi partita l’iniziativa grazie a padre Enzo Fortunato e padre Mauro Gambetti che ne hanno preso le redini in mano) in occasione del terzo Tavolo interreligioso per l’integrazione dal titolo Le religioni nella scuola e nell’educazione, allora convocato dalla sottosegretaria Franca Biondelli per riunire il mosaico di fedi presenti in Italia seguendo i due precedenti «tavoli» istituiti dal ministro delle politiche sociali, Andrea Riccardi.


Il manifesto di Assisi, dunque, è il frutto di un lungo percorso che ha messo insieme persone diverse «È un piano d’azione condiviso, un appello alle coscienze di tutti – ha rilevato Gian Mario Gillio all’incontro –. Oggi ci siamo presi per mano, religioni e diverse confessioni, per andare avanti insieme, per oltrepassare i ponti e metterci come presidio davanti ai muri perché non se ne costruiscano altri. Il valore di questa “Carta” è proprio quello di non rivolgersi solo agli operatori della comunicazione ma a tutti, uomini e donne, persone di fede e non credenti, facendo leva sulle responsabilità individuali e collettive e invitando tutti coloro che scrivono, commentano o fanno informazione sui media o sul web ad un approccio empatico, educato e non fazioso o propagandistico. Ricordando che quando si scrive degli altri, dovremmo farlo come vorremmo che venisse fatto per noi».


Il prefetto della Comunicazione della Santa Sede Paolo Ruffini ha definito il manifesto: «Un giuramento d’Ippocrate contemporaneo. Il mondo rischia di precipitare verso la negazione dell’altro, se usiamo le parole per dividerci tradiamo il senso del nostro essere umani oltre che il senso dello strumento che usiamo».


Ruth Dureghello ha ricordato che «in questo periodo di grande confusione si tenta, approfittandone, di scardinare molti punti fermi che nel recente passato s’era riusciti definire; non possiamo permetterlo. Oggi siamo chiamati a credere nel rispetto reciproco che è un valore fondamentale che permette di agire nella consapevolezza della dignità umana. Il manifesto di Assisi invita a una riflessione seria i giornalisti e gli “opinionisti da tastiera” ad un uso consapevole e corretto delle parole e a contrastare il diffondersi di odio, di xenofobia, di antisemitismo e di islamofobia».


Già, perché «leggendo un quotidiano o una rivista o guardando un servizio televisivo, la domanda che dovremmo sempre porci è: quale società ha in mente questa testata? Quale società vuole costruire? Chi alimenta lo scontro tra civiltà, molto probabilmente protegge interessi inconfessabili», ha affermato padre Antonio Spadaro facendo accenno all’uso propagandistico proposto da alcune testate con titoli, articoli e servizi dannosi per intere comunità.


«Quando “l’altro” lo si conosce davvero non se ne ha più paura – ha ricordato l’Imam Saleh Ramadan Elsayed, accompagnato dall’esperto di dialogo e segretario generale della Grande Moschea di Roma Abdellah Redouane –. Solo quando dell’altro conosciamo la cultura, la religione e la civiltà dalla quale proviene, possiamo dire di avere una vera consapevolezza di ciò di cui stiamo parlando. Solo conoscendo la storia possiamo nutrire la buona Parola e facilitare il dialogo e la costruzione di ponti e di pace».


«Parole – per Vittorio Di Trapani, intervenuto portando il saluto del sindacato Rai – Usigrai e ricordando gli impegni deontologici presi dall’azienda (Carta di Roma, Venezia, Treviso, Assisi) – che portano semi di speranza per costruire qualcosa di nuovo e per contrastare l’odio e tutto ciò che potrebbe contribuire alla costruzione di nuovi muri». Muri, che devono essere infranti dalle stesse religioni ha ricordato Roberto Zuccolini: «un lavoro di dialogo e di contrasto all’odio che le fedi stanno compiendo soprattutto in questi ultimi anni».


Infine, padre Enzo Fortunato ha evidenziato tre semplici pensieri, «un grazie a quel “noi colletivo” ricordato da Beppe Giulietti. Abbiamo imparato a solcare i mari e ad attraversare i cieli, ma questa Carta ci dice che c’è ancora bisogno di imparare a camminare come fratelli. A noi è affidato il compito di raccontare per incontrarci e questo è l’impegno della Carta di Assisi». 

(riforma.it)




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