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Gli strumenti musicali che prendono vita dagli affreschi medievali

a scuola e a bottega dal maestro Cipriani

di Massimiliano Dragoni www.umbria24.it
Gli strumenti musicali che prendono vita dagli affreschi medievali
Credit Foto - Fabrizio Troccoli - UMBRIA24

L’odore di gomma lacca, alcool, legname, una radio sempre accesa, due piccoli tavoli da lavoro e un’esperienza artistica e artigianale unica: questo è il maestro Vincenzo Cipriani. A Santa Maria degli Angeli, una bottega di liutaio tradizionale trova il suo posto in una società che velocemente muta, un laboratorio fermo nei secoli e gestito dalla tenacia di un personaggio eccellente.

Da musicista a liutaio Nato a Roma, cresciuto ad Assisi, figlio del comandante dei carabinieri della città negli anni ’50, Vincenzo ha da sempre amato la musica, prima come corista, poi, se pur brevemente, come clarinettista nella banda cittadina, per poi approdare alla sua passione, la chitarra classica: dal rock alla musica d’autore, fino ai Menestrelli di Assisi, che per anni egli stesso ha guidato, al mandolino, mandola e chitarra. La vita di Vincenzo, è un album di foto importantissime della città di Assisi, e lui le scorre lucidamente tra le proprie mani, quando racconta tutti i particolari di un’esistenza artistica. Quando Vincenzo e la moglie Anna, insegnante amatissima in città, si sono trasferiti per motivi di lavoro a Reggio Emilia, all’inizio degli anni settanta, la passione per la chitarra divenne incontenibile, tanto da studiarla nel metodo più classico e tale da spingerlo al primo tentativo: la costruzione della numero uno. Vincenzo ama raccontare questo particolare momento, quando il laboratorio era il salotto dell’appartamento in cui vivevano al tempo. Esperto tecnico di legnami e di disegno tecnico, per le varie occasioni lavorative vissute, riuscì a comporre con maestria quella chitarra che ancora oggi gli fa brillare gli occhi. Le sue chitarre classiche, vengono ad oggi suonate in tutto il mondo da grandi solisti.

Il ritorno Tornati ad Assisi, con due figli, la costruzione di una casa, il rientro nella vita e lo scandire del tempo locale, Vincenzo ha continuato a sperimentare in un piccolo laboratorio. Intanto, la chitarra classica è diventata il suo mestiere: centinaia di allievi negli ultimi quaranta anni hanno fatto i primi passi con lui e in molti casi lo hanno trasformato in lavoro.

Dagli affreschi agli strumenti La curiosità, l’esperienza attiva nel Calendimaggio di Assisi, di cui è stato interprete fondamentale, l’amore per gli affreschi e la storia, lo ha portato improvvisamente alla svolta della sua vita come liutaio: la ricostruzione di strumenti medievali e rinascimentali. La prassi di Cipriani è sempre empirica, tentativi su tentativi, esperienza su esperienza, alle volte enciclopedica sui legni e le loro venature, sulle colle, sulla stagionatura. I gesti di Vincenzo sono in verità parte di un antica arte e di una ritualità che lo lega alla natura dalla quale prende la materia prima: vederlo tastare una tavola di abete è un’ esperienza indimenticabile, così come scavare blocchi di legno e renderli oggetti musicali unici. Partire da un affresco, studiarlo, creare una proporzione attendibile, correggere il pittore – che non sempre intendeva rappresentare lo strumento come tale ma come simbolo -, comprendere lo stile dell’esecutore che ne usufruirà: queste alcune delle doti e virtù del Magister Cipriani. Osservare Giotto, Lorenzetti, Cimabue, Matteo da Gualdo e tanti altri artisti che hanno regalato ai posteri la bellezza dell’arte figurativa, il mondo come un prato da colorare con i suoi fiori è l’esperienza fondamentale dell’approccio di Vincenzo: il nostro liutaio, basa la propria osservazione sulle proporzioni tra volto e mani dei musicisti rappresentati e parla spesso di come un volto sia circa venti centimetri e da questo parte per ricostruire lo strumento rappresentato in maniera proporzionale e dunque in grado di suonare..

Io allievo del maestro Se c’è una cosa che sicuramente ho imparato da Vincenzo, è quella di entrare nelle chiese o in edifici storici affrescati cercando i particolari dell’universo sonoro, osservare gli angeli musicanti, cercare tracce di strumenti, capirne la simbologia e immaginare il repertorio eseguito e fruito all’epoca della loro creazione. Mi chiedo sempre se e come ci vedono gli altri. Io immagino, in mezzo alla folla dei turisti, alcuni personaggi che camminano con lo sguardo rivolto nelle zone non osservate, tanto che se vi capita di incontrare turisti del genere, o siamo noi del seguito Cipriani, o qualcuno che come noi si occupa di musica antica. Le esperienze sono state tante negli ultimi anni, posso raccontare un’infinità di aneddoti legati a questa fase. Io Vincenzo e Luca Piccioni, mio socio musicale e allievo dello stesso Cipriani, come chitarrista e liutaio, abbiamo viaggiato alla ricerca di elementi pittorico-musicali e a volte di esempi originali, soprattutto modelli tardo rinascimentali, nei vari musei e archivi.

La tromba marina fiamminga Un’esperienza indimenticabile è stata senz’altro quella del Museo Internazionale della Musica di Bologna. Chiedemmo la possibilità di raccogliere informazioni su uno strumento originale conservato nel museo, una tromba marina fiamminga, acquistata nel XVII secolo da un monastero bolognese. La tromba marina è un esempio perfetto della curiosità del Maestro Cipriani. Io lo invogliai a studiarne le caratteristiche perché volevo a tutti i costi suonarla. Strumento a corde, ad arco, con due o più corde non tastate ma sfiorate per far risuonare gli armonici, come in uno strumento a fiato – da cui “tromba”- tipico strumento delle monache – da cui “mariana -. Arriviamo al momento più importante: ad un certo punto, in uno dei locali non aperti al pubblico, eccola, su un grande tavolo, appoggiata come dormiente. Vincenzo era tesissimo, emozionato, impaurito. In un primo momento rimase ad almeno venti centimetri dallo strumento, poi sempre più vicino, poco dopo eravamo già in contatto, attraverso tutti i sensi, con quell’esemplare unico. Poche settimane dopo, a Santa Maria degli Angeli, a 300 e più chilometri dall’originale, nel suo laboratorio, uno strumento praticamente identico, di circa due metri di altezza, emetteva il suo primo suono e io c’ero.

Gli strumenti che lo hanno reso noto ad un pubblico mondiale, oltre alle straordinarie chitarre, sono i liuti, in particolare il modello medievale, vanto della sua bottega, le Vielle (antichi strumenti ad arco dai quali, oggi, deriva la viola classica), la ribeca (genitore del violino), salteri a muso di porco, salteri a battenti, cetre rinascimentali, alto bassi, butta fuoco, trombe marine, chitarre barocche, arpe, ghironde, sinphonye… Vincenzo è il tipico liutaio che ama non solo il suo lavoro ma anche e in particolare i suoi strumenti, se li ricorda tutti, più di 400 esemplari sparsi ovunque, un archivio artistico unico. Se ne innamora, li “abbandona” ai musicisti chiedendogli di prendersene cura, un “Geppetto” contemporaneo che negli strumenti mette il proprio cuore.

Vincenzo La gentilezza di questo “uomo da laboratorio” è stimata da tutti, così come la sua capacità di comunicazione internet, anagraficamente avanguardista. L’essere disponibile è il motivo per il quale in tanti si avvicinano a Vincenzo per consigli, per sperimentare sui propri strumenti, per imparare: lui insegna, nel suo stile, dedica tempo e attenzione, si incuriosisce e lega fortemente il proprio essere agli input che arrivano dall’esterno. Insegna, si, come da tradizione, con il dubbio, l’osservazione, l’amicizia e tanta stima. Una persona da conoscere, con la quale parlare e soprattutto da ascoltare per le incredibili avventure di un pioniere unico nella musica antica italiana. Grazie a Vincenzo, oggi, è possibile ascoltare repertori musicali conservati negli archivi storici e nelle biblioteche delle nostre città, risuonare in maniera viva e più prossima all’epoca in cui vennero scritti: è sicuramente un secondo padre per tutti i musicisti che lo hanno incontrato. UMBRIA 24



Massimiliano Dragoni www.umbria24.it

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