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A San Francisco hanno vinto i poveri

Una tassa sui ricchissimi per dare una casa a tutti. Ogni anno ci saranno 300 milioni di dollari a disposizione

di Riccardo Luna Direttore Agi
A San Francisco hanno vinto i poveri
Credit Foto - Ansa - ANDY RAIN

San Francisco si è svegliata. Improvvisamente si è ricordata di non essere solo la capitale morale della Silicon Valley, la città delle startup più fighe del mondo, quella dove qualunque ragazzino può sognare di diventare miliardario con una app e poi farlo davvero. Si è ricordata di essere stata il luogo che ha ispirato la Beat Generation, il movimento hippie, la controcultura di poeti come Ferlinghetti, Allen Ginsburg, Jack Kerouac.

Si è ricordata di avere un cuore oltre ad un portafoglio. E i suoi abitanti, in queste elezioni americane di midterm così cariche di segnali, hanno votato in massa per risolvere un problema immenso in un modo semplice. Il problema è quello degli homeless, i senzatetto. Chiamiamoli con il loro nome: I poveri. Che a San Francisco sono ovunque, proprio come gli startupper digitali: li incontri sugli stessi marciapiedi, quelli che ce l’hanno fatta, ricchi, felici, sempre di corsa, atletici ovviamente; e quelli che invece no, e che per questo hanno perso tutto, anche la ragione a volte, sembrano matti nella loro disperazione.

La soluzione, votata dal 60 per cento degli abitanti di San Francisco dopo una campagna elettorale durissima, che ha visto i più noti esponenti della Silicon Valley litigare furiosamente, la soluzione si chiama Proposition C. E’ una tassa sui ricchissimi per dare una casa a tutti. In pratica tutte le società che fatturano più di 50 milioni di dollari l’anno - a San Francisco sono circa 400 - destineranno lo 0,5 per cento ad un fondo per i senza tetto. Si calcola che in questo modo ogni anno ci saranno 300 milioni di dollari a disposizione.

Esulta Marc Benioff, il fondatore e amministratore del colosso Salesforce - nonché da poco editore del magazine Time - che nella campagna ha investito circa 7 milioni di dollari e che si è speso personalmente nei comizi. Ha perso il gran capo di Twitter Jack Dorsey che fino all’ultimo ha detto, su Twitter ovviamente, che questa tassa era inutile e ingiusta. A noi resta una riflessione: la rivoluzione digitale, che ci ha stravolto e per molti versi migliorato la vita, non è stata fatta per creare un mondo diviso fra ricchissimi e poverissimi. E per eliminare la povertà purtroppo non esiste una app. Forse siamo ancora in tempo per correggerne la rotta. (Agi)


Riccardo Luna Direttore Agi

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